L’estate dei tormentoni

Non so se sono io, ma la mia sensazione è che in questo finale di primavera sia cominciata la corsa al tormentone estivo italiano. Canzoni studiate scientificamente per entrarci nella testa e non andarsene più hanno cominciato ad invadere radio e internet. Qualcuna carina, qualcun’altra molto meno, ma tutte decisamente canticchiabili e magari divertenti. Insomma, Enrico Papi se ne esce con una canzone che si chiama Mooseca e tu non la ascolti?

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“Il simpatizzante” è una cura per il pensiero bipolare dominante

Cosa posso dire di buono su “Il simpatizzante” di Viet Thang Nguyen (Neri Pozza Edizioni, 2016) che non sia già stato detto? Per BookReporter “non è soltanto un magistrale romanzo di spionaggio, ma un’opera che annuncia la nuova letteratura americana del XXI secolo”. Mica poco. I Vietnam Veterans of America, invece, l’hanno commentato così: “abbiamo atteso a lungo il grande romanzo sulla guerra del Vietnam, e ora eccolo è arrivato”. Ultimo particolare, il libro in questione ha vinto il Premio Pulitzer 2016 per la narrativa. A questo punto arrivo io, a dirvi che è un bel libro e vi consiglio di leggerlo. “Grazie tante” risponderete giustamente voi.

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Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio

Jeroen Dijsselbloem e Giuliano Poletti hanno in comune il fatto di essere recentemente finiti per qualche ora “nella bufera”, come amano dire i giornali. Galeotti furono, per entrambi, sostanzialmente due scivoloni verbali. Evitabili, ineleganti, ma anche gonfiati ad arte, rimasticati e sputati nella forma desiderata nel calderone del web, che per tutto si indigna, tutto velocemente diffonde e tutto altrettanto velocemente dimentica.

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“Un amore”, il romanzo di Dino Buzzati dove comanda la donna

Se in questo 8 marzo scioperante e ribelle qualche donna fosse in vena di evasione da questo mondo ancora per molti aspetti coniugato al maschile, un’idea potrebbe essere leggere un vecchio romanzo erotico di Dino Buzzati, intitolato “Un amore”. È la storia di un uomo di mezz’età tenuto in piedi dai soldi e dalla rispettabilità, che si innamora di una prostituta appena maggiorenne. La trama sostanzialmente descrive lo scivolamento del protagonista nei tormenti tipici dell’amore che non può essere: l’impazienza di sentire la sua voce anche solo al telefono, la gioia di passare del tempo con lei, anche se a pagamento (“la consolazione, la felicità era tale, che il modo di raggiungerla non aveva più alcuna importanza”, che frase eh?), ma anche la rabbia, la furia portata dall’incapacità di far valere le proprie presunte prerogative di maschio, persino di fronte ai tradimenti, le bugie e le palesi prese in giro di lei. Ce n’è anche dal punto di vista sociale. I tormenti che la giovane prostituta infligge al proprio spasimante sono le sberleffo di un sottoproletariato che sa essere vivace verso una borghesia stanca, infelice e ipocrita. Ah, è anche un libro scritto bene.

L’analfabetismo funzionale nasce a scuola?

Ormai lo sappiamo, l’Italia è terra di sole, mare e analfabetismo funzionale. Vi sarà capitato di leggerlo su qualche link condiviso su Facebook dall’amico un po’ intellettualoide: una buona percentuale di italiani è in grado di leggere un testo, ma non di comprenderlo realmente. Secondo l’Ocse sono così il 50% dei nostri concittadini adulti, secondo altri il 70% e secondo altri ancora il 30%. Seguono, in genere, considerazioni allarmate su dove andremo finire, sull’effettiva capacità di questi individui di essere soggetti effettivamente inseriti nella società (in una parola: cittadini), sul destino della democrazia e sul ruolo distruttivo di internet.

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Fedez che non firma gli autografi, i bambini che piangono e il giornalismo

Nel video con cui Fedez ha detto la sua sul giornalismo, c’è una tendenza della nostra epoca che si sta affermando sempre di più.

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Cose che ho letto nel 2016 (con qualche consiglio)

La lista dei libri che ho letto nel 2016 dice qualcosa su quelli che sono stati i miei ultimi 12 mesi. Quindi si, quello che stai leggendo in un certo senso è un po’ l’ennesimo bilancio di fine anno. L’idea di stilare un elenco dei libri che leggo mi è venuta da un qualche post letto su Medium, che al momento non riesco a ritrovare. Mi è sembrata da subito una buona idea, visto che tra i miei molti difetti c’è anche quello di dimenticarmi quello che leggo.

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Cursus honorum

Nell’età della Roma repubblicana (e anche all’inizio di quella imperiale) vigeva il cursus honorum. In pratica, per chiunque si occupasse della res publica c’era un percorso a tappe obbligate da seguire. Uno non poteva fare il pretore se non aveva fatto prima il console, non poteva fare il tribuno della plebe se prima non aveva fatto il pretore e così via, in ordine crescente di importanza.

Era un sistema forse troppo rigido.
Ma almeno si poteva essere ragionevolmente certi che chi aveva una carica importante avesse maturato un qualche tipo di esperienza precedente.
Ecco, forse recuperare qualcosa del concetto di cursus honorum o della più prosaica gavetta non sarebbe male. Ricominciare a pensare che occuparsi della cosa pubblica sia complesso, e richieda qualcosa in più di abbondanti dosi di buona volontà.
E che fare politica per tanti anni voglia dire fare esperienza e maturare conoscenze utili e non sia necessariamente una vergogna.

Altrimenti finisce che ognuno penserebbe di poter fare facilmente qualsiasi cosa.
Persino il sindaco di una grande città.
Persino.