L’invasione delle newsletter

In principio fu Francesco Costa, con la sua newsletter sulle elezioni presidenziali statunitensi. Era l’autunno del 2015, Donald Trump era ancora un candidato un po’ eccentrico alle primarie del Partito Repubblicano e nel mio navigare online incappavo nell’invito a iscrivermi. Ogni sabato avrei ricevuto sulla mia casella di posta elettronica un riassunto della settimana di campagna elettorale, con le notizie più importanti e tutti gli approfondimenti del caso. Mi chiesi “perché no?” (l’argomento mi interessava molto) e un secondo dopo cliccai. In fondo non mi costava nulla.

A distanza di ormai un anno e mezzo, posso dire che quel click è stata forse la scelta migliore della mia vita online. Continue reading “L’invasione delle newsletter”

Donald Trump, ovvero la dittatura dei media?

Nella sua opera più famosa, “La Democrazia in America”, Alexis de Tocqueville esprimeva la propria preoccupazione sulla possibile nascita di una sorta di dittatura della maggioranza o, per dirla in altri termini, dell’opinione pubblica, negli Stati Uniti e poi in Europa. Fonte della sua preoccupazione era lo stesso sistema democratico americano, che poneva i cittadini in una condizione di parità delle condizioni per l’epoca completamente inedita. Basti pensare che in Europa ancora si parlava quasi ovunque di Nobiltà e Clero, del tutto inesistenti nel nuovo mondo. Tocqueville (che era francese) temeva che, dipendendo dal voto di uomini sostanzialmente tutti uguali tra di loro, i governanti americani si sarebbero ben presto trovati schiavi della maggioranza che li aveva eletti, costretti ad assecondarne ogni irragionevole e repentino cambio di opinione.

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Londra, San Pietroburgo, Idlib. Ci siamo (già) abituati al terrore?

Alla fine è successo, anche se più velocemente di quanto pensassi. Ci siamo abituati al terrore. Alla morte, che ha le forme di un auto che si lancia su una folla, di una bomba che esplode in una metropolitana, di gas letali ripudiati persino dalla logica della guerra. È tutto normale. Le notizie scorrono alla televisione, vengono condivise sui social network e conquistano per un giorno le prime pagine dei quotidiani. Poi scivolano, semplicemente.

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Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio

Jeroen Dijsselbloem e Giuliano Poletti hanno in comune il fatto di essere recentemente finiti per qualche ora “nella bufera”, come amano dire i giornali. Galeotti furono, per entrambi, sostanzialmente due scivoloni verbali. Evitabili, ineleganti, ma anche gonfiati ad arte, rimasticati e sputati nella forma desiderata nel calderone del web, che per tutto si indigna, tutto velocemente diffonde e tutto altrettanto velocemente dimentica.

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Una piccola critica alla geopolitica

Nei giorni scorsi a Genova c’è stato il quarto festival di Limes, la più nota rivista di geopolitica italiana. Titolo della rassegna era Chi comanda il mondo e fortunatamente ho avuto tempo e modo di assistere ad alcuni degli eventi in programma. Quasi superfluo dire che tutti gli interventi, tenuti da esperti, studiosi o persone che per lavoro hanno avuto a che fare direttamente con la materia trattata sono stati interessanti, stimolanti e arricchenti. Tuttavia, c’è una piccola riflessione che si lega nel caso particolare a una delle tavole rotonde a cui ho assistito, ma che credo si possa applicare a tutto il metodo della geopolitica, o almeno a come l’ho inteso io. Ma andiamo con ordine.

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Fedez che non firma gli autografi, i bambini che piangono e il giornalismo

Nel video con cui Fedez ha detto la sua sul giornalismo, c’è una tendenza della nostra epoca che si sta affermando sempre di più.

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Tullio e le abitudini

A scanso di equivoci: non sono un profondo conoscitore di Tullio De Mauro,
della sua vita e delle sue opere. E non fingerò di esserlo.

Sono però abbonato a Internazionale,
rivista che conosco e leggo da un po’.

Ogni settimana la rubrica del professore occupava poche righe,
tra le ultime pagine.
Non ci facevo nemmeno più caso, come non si fa caso
alle abitudini radicate,
che diventano un tutt’uno
con il proprio vivere
e (in questo caso)
il proprio leggere.

Però non l’ho mai saltata,
la rubrica di Tullio De Mauro, che si intitolava “Scuole”.
Perché ogni volta mi insegnava qualcosa
che prima di leggere non sapevo.
Che poi dovrebbe essere sempre così, quando si legge,
bisognerebbe sempre imparare qualcosa
che prima non si sapeva.
Sappiamo che non sempre succede.
Con lui, però, si.
Mancherà.

Referendum costituzionale, dove (e come) informarsi

In un momento in cui tutti, tutti, tutti dicono la propria sul referendum costituzionale di domenica prossima, ho pensato che il miglior servizio che potessi offrire ai lettori di questo blog non fosse tanto la mia opinione finale e definitiva (a saperla poi), quanto la condivisione degli strumenti che per me sono stati utili per orientarmi in questa materia così ostica.

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