Londra, San Pietroburgo, Idlib. Ci siamo (già) abituati al terrore?

Alla fine è successo, anche se più velocemente di quanto pensassi. Ci siamo abituati al terrore. Alla morte, che ha le forme di un auto che si lancia su una folla, di una bomba che esplode in una metropolitana, di gas letali ripudiati persino dalla logica della guerra. È tutto normale. Le notizie scorrono alla televisione, vengono condivise sui social network e conquistano per un giorno le prime pagine dei quotidiani. Poi scivolano, semplicemente.

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Dijsselbloem, Poletti e le virtù del silenzio

Jeroen Dijsselbloem e Giuliano Poletti hanno in comune il fatto di essere recentemente finiti per qualche ora “nella bufera”, come amano dire i giornali. Galeotti furono, per entrambi, sostanzialmente due scivoloni verbali. Evitabili, ineleganti, ma anche gonfiati ad arte, rimasticati e sputati nella forma desiderata nel calderone del web, che per tutto si indigna, tutto velocemente diffonde e tutto altrettanto velocemente dimentica.

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Guida pratica alle elezioni francesi

Tra esattamente un mese (il 23 aprile) ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Si tratta di un appuntamento molto importante, il cui esito – si dice – potrebbe segnare significativamente il futuro dell’Unione Europea. In testa alla maggior parte dei sondaggi, infatti, al primo turno c’è Marine Le Pen, leader del Front National, che in caso di vittoria promette un referendum sulla permanenza della Francia nell’Unione, in stile Brexit per intenderci.  Con questo post vorrei fornire ai lettori che lo desiderano una guida minima per orientarsi nel voto francese.

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Sicuri che i partiti siano inutili?

C’erano una volta i partiti politici, che si candidavano per guidare un Comune, una Regione o un Paese e per fare questo indicavano delle persone, decidendo in modo del tutto arbitrario chi si e chi no. Poi è arrivato chi ha promesso di fare le cose in modo diverso: un non-partito, perché il partito è una cosa sporca.

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Le tasse sui robot per favorire l’occupazione sono di sinistra?

Dice Benoît Hamon, candidato del Partito Socialista alla presidenza della Repubblica francese, che sarebbe giusto imporre una tassa sulla ricchezza creata dai robot, perché l’automazione “distrugge delle professioni”.

L’idea di tassare l’automazione avrebbe come obiettivo rendere meno conveniente il proliferare del lavoro automatico per salvare quello umano, e sta guadagnando popolarità a sinistra. È una posizione (forse ancora minoritaria, o forse no) che in sostanza rinnega gli ultimi anni di storia del campo progressista internazionale. Fino ad oggi, almeno a livello di percezione, la “sinistra” si è infatti voluta mostrare entusiasta della rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo, proprio in ossequio all’idea di progresso che sente come parte del proprio dna. Basti pensare al Barack Obama estasiato mentre indossa gli occhialoni della realtà aumentata di Facebook o al recente viaggio del nostro ex presidente del Consiglio Matteo Renzi nella Silicon Valley.

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“Un amore”, il romanzo di Dino Buzzati dove comanda la donna

Se in questo 8 marzo scioperante e ribelle qualche donna fosse in vena di evasione da questo mondo ancora per molti aspetti coniugato al maschile, un’idea potrebbe essere leggere un vecchio romanzo erotico di Dino Buzzati, intitolato “Un amore”. È la storia di un uomo di mezz’età tenuto in piedi dai soldi e dalla rispettabilità, che si innamora di una prostituta appena maggiorenne. La trama sostanzialmente descrive lo scivolamento del protagonista nei tormenti tipici dell’amore che non può essere: l’impazienza di sentire la sua voce anche solo al telefono, la gioia di passare del tempo con lei, anche se a pagamento (“la consolazione, la felicità era tale, che il modo di raggiungerla non aveva più alcuna importanza”, che frase eh?), ma anche la rabbia, la furia portata dall’incapacità di far valere le proprie presunte prerogative di maschio, persino di fronte ai tradimenti, le bugie e le palesi prese in giro di lei. Ce n’è anche dal punto di vista sociale. I tormenti che la giovane prostituta infligge al proprio spasimante sono le sberleffo di un sottoproletariato che sa essere vivace verso una borghesia stanca, infelice e ipocrita. Ah, è anche un libro scritto bene.

Una piccola critica alla geopolitica

Nei giorni scorsi a Genova c’è stato il quarto festival di Limes, la più nota rivista di geopolitica italiana. Titolo della rassegna era Chi comanda il mondo e fortunatamente ho avuto tempo e modo di assistere ad alcuni degli eventi in programma. Quasi superfluo dire che tutti gli interventi, tenuti da esperti, studiosi o persone che per lavoro hanno avuto a che fare direttamente con la materia trattata sono stati interessanti, stimolanti e arricchenti. Tuttavia, c’è una piccola riflessione che si lega nel caso particolare a una delle tavole rotonde a cui ho assistito, ma che credo si possa applicare a tutto il metodo della geopolitica, o almeno a come l’ho inteso io. Ma andiamo con ordine.

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L’analfabetismo funzionale nasce a scuola?

Ormai lo sappiamo, l’Italia è terra di sole, mare e analfabetismo funzionale. Vi sarà capitato di leggerlo su qualche link condiviso su Facebook dall’amico un po’ intellettualoide: una buona percentuale di italiani è in grado di leggere un testo, ma non di comprenderlo realmente. Secondo l’Ocse sono così il 50% dei nostri concittadini adulti, secondo altri il 70% e secondo altri ancora il 30%. Seguono, in genere, considerazioni allarmate su dove andremo finire, sull’effettiva capacità di questi individui di essere soggetti effettivamente inseriti nella società (in una parola: cittadini), sul destino della democrazia e sul ruolo distruttivo di internet.

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