Gianni Crivello ha fatto una brutta campagna elettorale

Ci sarebbe da chiedersi, visti i risultati delle amministrative di ieri, se sul risultato di Genova abbia pesato maggiormente la dinamica nazionale evidentemente ostile al centrosinistra in questo momento storico o la disaffezione verso una coalizione di potere che governava la città da 30 anni. La risposta giusta probabilmente è entrambi, perché ribaltamenti del genere non avvengono mai per una causa sola. Si, è stato un ribaltamento per cui l’aggettivo “storico” non è sprecato. Genova non è un Comune in cui destra e sinistra sono abituati a passarsi la palla, ma fino a ieri è stato affare privato di una parte sola. Un feudo, una roccaforte rossa per usare un linguaggio giornalistico. Dal 1975 a Palazzo Tursi regnava la sinistra, in tutte le forme che si sono alternate negli anni.

La vittoria di Marco Bucci è stata dunque si una vittoria storica, ma non un improvviso acquazzone primaverile che ci ha colto di sorpresa. I segnali di cedimento della controparte erano evidenti già da un po’.

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5 pillole sul primo turno delle elezioni amministrative a Genova. Ovvero, dell’importanza del radicamento territoriale

1 – Come sempre accade in questi casi, si sta molto discutendo su chi abbia vinto e chi perso le elezioni comunali. Da Genova faccio umilmente notare che i 4 partiti considerati più importanti in Italia, quelli che dovevano fare insieme la legge elettorale (Pd, M5s, Lega e Forza Italia), sommati hanno preso il 58,78% dei voti espressi (espressi, tra l’altro, da meno della metà degli aventi diritto). Insomma, non proprio un’egemonia.

2 – Vero anche è che a livello locale le logiche sono diverse. Molta importanza hanno i singoli candidati alla poltrona di sindaco, che tra l’altro (a differenza del presidente del Consiglio) vengono eletti direttamente e spesso compensano la scarsa popolarità dei partiti “ufficiali” che li sostengono. A riprova di ciò, l’ottimo risultato delle due liste civiche direttamente collegate ai candidati ora al ballottaggio (Bucci e Crivello), che hanno chiuso a più del 9% e sono state capaci capaci di raccogliere più di 20 mila preferenze ciascuna. Entrambe le liste sono arrivate seconde nei rispettivi schieramenti, dietro solo a Lega Nord e Partito Democratico.

3 – L’importanza dei singoli si riflette, ovviamente, anche nella scelta dei consiglieri, che a livello di Municipio e Comune vengono eletti con le preferenze, a differenza di quanto attualmente accade a livello nazionale. Questo richiede ai partiti e alle liste di scegliere persone radicate sul territorio, conosciute e che ci mettono la faccia. Inoltre – soprattutto a livello municipale – porta a scelte che si basano anche su fattori come la fiducia e la conoscenza individuale, mentre a livello nazionale si sceglie soprattutto uno schieramento.

4 –  Per il punto di cui sopra, sembrerebbe che al momento il partito maggiormente radicato a Genova resti comunque il Pd. Guardate i dati sulle preferenze ai singoli consiglieri comunali e vedrete che è così. Certo, il partito in questione è in questo avvantaggiato per aver amministrato la città ininterrottamente da quando esiste l’elezione diretta del sindaco (1993) e anche prima. In caso di vittoria (non improbabile) di Bucci c’è da aspettarsi che si crei specularmente una “classe dirigente” locale di destra, fino ad oggi di fatto inesistente.

5 – Per lo stesso motivo è quasi inevitabile che a risultarne sfavorito fosse il Movimento Cinque Stelle. L’essere facce completamente nuove può aiutare quando i partiti intorno a te sono in completa decomposizione (vedi Roma) ma è un ostacolo dove, come a Genova, i partiti ancora reggono (anche se magari meno di una volta). Inoltre, qui a Genova, il candidato M5s del 2012 Paolo Putti ha già da un po’ lasciato la casa madre e si è candidato con un’altra lista, privando la banda a cinque stelle dell’unico volto davvero riconoscibile a livello locale. Un po’ un caso Parma in scala ridotta. Ah si, poi c’è stato anche il caso Cassimatis. A livello nazionale, però, è un’altra storia.