Mélenchon, le elezioni francesi e la sinistra europea

Nelle ultime settimane di campagna elettorale per le ormai imminenti elezioni presidenziali francesi, a riaccendere l’interesse su una competizione il cui esito sembrerebbe (sembrava?) ormai scontato (un ballottaggio Macron – Le Pen) ci ha pensato il candidato Jean-Luc Mélenchon. Politico di lungo corso con un passato nella sinistra del partito socialista e ministro dell’educazione dal 2000 al 2002, oggi è appoggiato dal movimento France Insoumise (Francia indomita, o ribelle) e dai vari partiti di sinistra che formano il Front de gauche, tra cui lo storico Partito Comunista Francese.  È già la seconda volta che Mélenchon si candida alla presidenza della Repubblica francese. Nel 2012 arrivò quarto, raccogliendo l’11% dei voti. Un risultato che questa volta sembra destinato a crescere.

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Le tasse sui robot per favorire l’occupazione sono di sinistra?

Dice Benoît Hamon, candidato del Partito Socialista alla presidenza della Repubblica francese, che sarebbe giusto imporre una tassa sulla ricchezza creata dai robot, perché l’automazione “distrugge delle professioni”.

L’idea di tassare l’automazione avrebbe come obiettivo rendere meno conveniente il proliferare del lavoro automatico per salvare quello umano, e sta guadagnando popolarità a sinistra. È una posizione (forse ancora minoritaria, o forse no) che in sostanza rinnega gli ultimi anni di storia del campo progressista internazionale. Fino ad oggi, almeno a livello di percezione, la “sinistra” si è infatti voluta mostrare entusiasta della rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo, proprio in ossequio all’idea di progresso che sente come parte del proprio dna. Basti pensare al Barack Obama estasiato mentre indossa gli occhialoni della realtà aumentata di Facebook o al recente viaggio del nostro ex presidente del Consiglio Matteo Renzi nella Silicon Valley.

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Sinistre

Domani ci saranno nuove elezioni in Grecia, e i sondaggi danno Syriza e Neo Demokratia molto vicini. A contendersi la vittoria sono dunque una destra e una sinistra, come nella miglior tradizione europea. Il binomio torna in Grecia dopo anni di terremoto politico, che hanno portato al centro del ring partiti come Syriza e mostruosità come Alba Dorata. Syriza è stata in grado di occupare la voragine lasciata dal vecchio Pasok, e a diventare la forza principale della sinistra. Il prezzo è stato perdere parte della propulsione “rivoluzionaria” delle origini, com’è scientifico per qualsiasi partito si misuri con la difficoltà di governare. Quanto il conto di questa “normalizzazione” sarà salato ce lo dirà il successo di forze come “Piattaforma popolare” (nata da una scissione a sinistra di Syriza) e del Kke, il partito comunista greco.
Se in Grecia Syriza ha preso il posto dei socialisti, nel Regno Unito è invece successo che i “ribelli” sono riusciti a scalare i vertici del partito mainstream. Geremy Corbyn è stato eletto leader dei laburisti con uno schiacciante 59% alle primarie del partito. Poco amato dalla vecchia élite del labour, ma molto fuori dalle sedi di partito, Corbyn ha vinto grazie alla valanga di “simpatizzanti” ammessi per la prima volta a votare dietro pagamento di 3 sterline. Molti commentatori sostengono che con Corbyn i laburisti avranno seri problemi a vincere le elezioni del 2020. Quel che è certo è che una sconfessione così netta della linea ufficiale è emblematica della voragine tra il partito e la base. Significativo il misero 4,5% di Yvette Cooper, la candidata più vicina a Tony Blair.
Se la sinistra del Regno Unito ripudia il “blairismo”, in Italia Matteo Renzi non ha mai fatto mistero di ispirarsi all’ex premier britannico, mentre un progetto alla sua sinistra stenta a decollare. Diverso ancora il caso della spagnola Podemos. Benché il leader Pablo Iglesias si mostri spesso in compagnia di Alexis Tsipras, il suo movimento rifiuta l’etichetta “sinistra” e a contenuti chiaramente progressisti ne alterna altri di marca più populista. Inoltre, benché abbia visto giorni migliori, il Partito Socialista Spagnolo non è morto come lo è il Pasok greco.

Curioso come in un mondo sempre più connesso il termine sinistra venga coniugato in modo così diverso a seconda dei contesti nazionali.